METROPLASTICA ISTEROSCOPICA
La Metroplastica è un intervento chirurgico che viene eseguito per la correzione delle anomalie uterine di origine congenita. Essa viene eseguita , ormai da più di 25 anni, mediante la tecnica isteroscopica sfruttando cioè la via vaginale naturale di accesso alla cavità uterina senza alcuna cicatrice. Le principali alterazioni sono rappresentate (in ordine di frequenza) da:
- subsetto uterino
- utero arcuato fibroso
- utero a “T”
- utero setto
L’intervento consiste nella incisione (non asportazione) del tessuto fibroso (residuato dopo lo sviluppo dell’utero durante la vita intrauterina) all’interno della cavità uterina. Tale operazione , se eseguita secondo criteri derivanti sia dalla tecnologia e sia dalla esperienza dell’operatore, comporta un miglioramento globale dell’organo.
Infatti dopo la Metroplastica si assiste ad:
- aumento del volume della cavità uterina;
- miglioramento della distensibilità della cavità uterina;
- aumento della vascolarizzazione delle pareti interne dell’utero e, in particolare, del fondo uterino, sede nell’80% dei casi dell’impianto dell’embrione;
- diminuzione della resistenza delle arterie uterine (migliore irrorazione di sangue arterioso ricco di ossigeno);
- regolarizzazione della contrattilità dell’utero (in senso centripeto);
- diminuzione della resistenza passiva (“durezza”) delle pareti e in modo particolare del fondo uterino (miglioramento rilevato con la tecnica “elastografica” effettuata sul fondo dell’utero);
- cambiamenti microtissutali con coinvolgimento di diversi fattori di crescita (sequenze di particolari aminoacidi) coinvolti nel processo di impianto della blastocisti e/o dell’embrione;
Tutto ciò porta ad uno stravolgimento globale straordinariamente “positivo” dell’utero e delle sue componenti (fibre muscolari, vasi e tessuto connettivo) e la metroplastica non rappresenta solo un semplice gesto chirurgico di incisione, ma un cambiamento a 360 gradi di tutto l’organo.
Questo grande “cambiamento” si traduce nella pratica clinica in:
- diminuzione del rischio di aborto nel 1° trimestre;
- diminuzione del numero di gravidanze definite biochimiche (che comportano cioè solo un lieve aumento della Beta-Hcg, senza visualizzazione della camera gestazionale);
- aumento delle percentuali di impianto in caso di transfert nelle PMA sia omologhe che eterologhe;
- diminuzione del rischio di parto prematuro;
- miglior outcome ostetrico;
- diminuzione dell’incidenza di Gravidanze Extrauterine (GEU);
- diminuzione della dismenorrea (dolore mestruale intenso quando conseguente ad alterata contrattilità uterina);
- minor rischio di incidenza e recidiva dell’ endometriosi pelvica profonda.